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USA: tre giorni di udienza per Amy Coney Barrett, giudice conservatrice scelta da Trump

Molte le domande a cui si è rifiutata di rispondere, fedele solo alla linea anti abortista per cui è nota.

 

Si è conclusa ieri la lunga udienza  - oltre 12 ore, 10 quella di martedì –  tenuta dalla commissione giustizia del Senato USA per la ratifica della nomina di Amy Coney Barrett, la giudice scelta da Trump per riempire il posto della Corte Suprema lasciato vacante dalla leggendaria Ruth Bader Ginsburg, mancata il 18 settembre dopo una lunga malattia. La giudice nominata da Trump il 26 settembre in una cerimonia nel Giardino delle rose della Casa Bianca – ormai largamente considerato evento focolaio di Coronavirus, in cui numerosi membri del Partito Repubblicano compresi Trump e consorte si sono riuniti senza mascherine e senza alcun obbligo di distanziamento fisico – è stata interrogata lungamente su una serie di questioni. La maggior parte delle domande poste, tuttavia, non ha trovato risposta: Barrett, seguendo una consuetudine ormai consolidata, si è rifiutata di rispondere a qualsiasi domanda di natura politica e ha mantenuto il punto solo sulla sua convinzione di anti-abortista.

La giudice 48enne, madre di sette figli – due adottivi e uno con sindrome di down – è giudice presso la Corte d’Appello di Chicago per il settimo distretto, già docente di legge alla Notre Dame Law School in Indiana, e ha fatto parte del comitato legale che seguì la campagna elettorale di George W.B Bush nel 2000, quando la nomina del nuovo Presidente USA si bloccò a causa della quasi perfetta parità di voti tra il candidato repubblicano e Al Gore. I voti della Florida, stato determinante in quel caso per l’assegnazione dei voti dei super elettori, furono ricontati a mano e, alla fine, la Corte Suprema si pronunciò in favore di Bush. Barrett, dunque, non è nuova alle vicende politiche del Paese, e interrogata dalla senatrice democratica Amy Klobuchar del Minnesota su cosa farebbe in caso di una situazione simile a quella del 2000, si è rifiutata di rispondere affermando infine che «non si farà maneggiare in caso di una decisione così importante da prendere». La questione è di fondamentale importanza, dal momento che Donald Trump ha rifiutato di garantire che lascerà la carica in caso di sconfitta elettorale. Durante il primo dibattito con Joe Biden, il Presidente ha invece precisato che non crede all’affidabilità del voto via mail e che ritiene che le elezioni potrebbero essere una truffa. Klobuchar ha aggiunto: «Siamo in un momento in cui il Presidente rifiuta di accettare una pacifica transizione del potere», l’elemento alla base di ogni democrazia. Altro elemento su cui la giudice Barrett ha rifiutato di rispondere riguarda i cambiamenti climatici, materia sulla quale è stata interrogata dalla senatrice Harris, in corsa per la carica di vice presidente insieme a Biden. La giudice ha affermato che si tratta di materia pubblica controversa, che non riguarda la sua nomina di giudice. Quella riguardante i cambiamenti climatici, tuttavia, è materia tutt’altro che controversa e sostenuta dalla grande maggioranza degli studi scientifici. L’interrogatorio di Kamala Harris, quello più atteso, ha visto la senatrice porre poche domande alla giudice Barrett, e solo dopo una lunga introduzione utilizzata per difendere particolarmente l’Affordable Care Act, noto come Obamacare, ovvero la riforma della sanità attuata dall’amministrazione Obama, sotto attacco da parte di Trump sin dai primi giorni alla Casa Bianca.

Amy Coney Barrett si rifà alla dottrina sostenuta anche dal suo mentore, il giudice Antonin Scalia, già membro della Corte Suprema mancato nel 2016, nota come “originalismo”, secondo cui la legge non va interpretata ma solo applicata. A tal proposito ha evitato la maggior parte delle domande riguardanti la sua posizione sulla “Roe v. Wade” ovvero la sentenza della Corte Suprema del 1973 che garantiva l’aborto in tutti gli Stati Uniti, seppur con restrizioni. La sentenza è sotto attacco dal gruppo più vicino al Presidente Trump, che non ha fatto mistero di essere contrario a qualsiasi tipo di aborto. La giudice ha tuttavia affermato di non considerare “Roe v. Wade” come un “super precedente”, ovvero una sentenza unanimemente accettata dal Paese e quindi impossibile da mettere in discussione: «Roe versus Wade non fa parte di quelle sentenze come Brown v. Board of education che nessuno mette più in dubbio» ha affermato facendo riferimento alla sentenza della Corte che pose fine alla segregazione scolastica.

Nonostante le dure contestazioni giunte dal Partito democratico, la conferma di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema è considerata sicura dai più: i repubblicani hanno infatti maggioranza al Senato, che dovrà ratificare la nomina, e Trump ha fatto della nomina di giudici alla Corte Suprema un elemento cardine della sua presidenza. Già pochi giorni dopo la sua elezione, infatti, aveva affermato che sarebbe riuscito a scardinare Obamacare proprio tramite le sue nomine alla più alta Corte federale degli Stati Uniti.

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