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USA, primo dibattito Trump – Biden fra insulti e interruzioni

È solo il primo dei tre dibattiti a cui i due sfidanti parteciperanno prima delle elezioni del 3 novembre. Sei i temi principali da affrontare, molte di più le interruzioni e le polemiche

 

Si è tenuto nella notte italiana – alle 9 di sera locali – a Cleveland, Ohio, quello che è stato già definito da molti il peggior dibattito presidenziale nella storia dei dibattiti USA, una storia che inizia sessant’anni fa. Il primo, infatti, fu quello che si tenne il 26 settembre 1960 a Chicago tra il candidato democratico John Fitzgerald Kennedy, già senatore, e il candidato dei repubblicani Richard Nixon, all’epoca vicepresidente. Molti i confronti trasmessi in diretta agli americani e al mondo da allora, gli ultimi quelli del 2016 che hanno visto duellare senza esclusione di colpi Hillary Clinton e l’attuale Presidente. Se è vero che raramente i duelli televisivi spostano grandi quantità di voti, è anche vero che l’enorme seguito – oltre 80 milioni di spettatori per il primo dibattito del 2016 - ne fa la platea perfetta per colpi di scena e scivoloni. Quello di ieri sera, tuttavia, ha visto prevalere gli scontri diretti tra i candidati, nonché gli insulti, sui temi e i programmi elettorali. Donald Trump ha continuamente interrotto il rivale e lo stesso moderatore, il giornalista di Fox News Chris Wallace, che è personalmente intervenuto per chiedere al Presidente di rispettare i tempi del botta e risposta: «Non si riesce a dire una sola parola con questo clown» ha sbottato il candidato democratico dopo l’ennesima interruzione; «non parlare di intelligenza con me, non c’è nulla di intelligente in te» ha replicato il Presidente Trump.

Il confronto si è aperto con la questione più recente: la nomina del nuovo giudice della Corte Suprema dopo la scomparsa della leggendaria Ruth Bader Ginsburg, nominata da Bill Clinton e in carica dal 1993, che ha esplicitamente richiesto nelle sue volontà di essere sostituita solo dopo le prossime elezioni presidenziali. Donald Trump ha già fatto sapere che non rispetterà le volontà e ha indicato come successore la conservatrice cattolica Amy Coney Barrett, già avvocato e madre di sette figli. La sua nomina è osteggiata dal Partito democratico che vuole evitare un eccessivo sbilanciamento a destra dei 9 giudici della Corte Suprema. Immediatamente dopo i candidati si sono confrontati sulla questione più importante dell’intero anno, quella relativa alla diffusione del Coronavirus e al crollo economico conseguente. È questa, a detta dei commentatori, la parte in cui ha brillato maggiormente il candidato democratico - dopo un inizio piuttosto incerto - che ha avuto gioco facile visti i terribili numeri totalizzati dagli Stati Uniti nel corso dei mesi: oltre 200.00 i morti ad oggi anche a causa, secondo i democratici, della tardiva presa di posizione sul virus del Presidente, che solo a fine luglio, ad esempio, ha pubblicamente sottolineato l’importanza di indossare le mascherine di protezione individuale, affermando di utilizzarle personalmente negli spazi chiusi.

Altro grande tema della serata è stato quello riguardante le tasse pagate da Donald Trump negli anni precedenti alla presidenza: secondo un’inchiesta del New York Times, infatti, Donald Trump avrebbe versato appena 750 dollari in tasse nel 2016. Sul sito della campagna di Joe Biden, intanto, è già presente un calcolatore che permette a chiunque di calcolare quante tasse in più ha versato rispetto al Presidente in carica. «Non voglio pagare le tasse se non è necessario» ha replicato Trump, che smentisce i dati dell’inchiesta, «prima di essere Presidente ero un imprenditore». Il Presidente in carica, secondo i sondaggi, continua a convincere maggiormente gli elettori proprio sui temi economici, supportato in questo dalla buona prestazione delle Borse e dai dati della disoccupazione dalla sua elezione. La crescita media del Pil durante la presidenza Trump è stata del 2.5%, mentre la percentuale di disoccupazione ha continuato la sua discesa ininterrottamente dal 2009, primo anno di Obama alla presidenza. Trump afferma che durante la sua presidenza la crescita economica è stata “la più grande di sempre”. Il dato è facilmente confutabile: durante la presidenza di Bill Clinton, ad esempio, la crescita economica fu del 4.5% nel 1997/98 e del 4.7% nel 1999. Nel dopoguerra, invece, la crescita sfiorò addirittura l’8% nel 1950-1951.

La risposta che ha suscitato la maggiore attenzione, la più rilanciata dai social, è tuttavia quella del Presidente Trump riguardo i gruppi violenti di estrema destra. Ancora una volta, infatti, il Presidente non ha preso le distanze in maniera netta da quelle che sono le violenze commesse dai gruppi armati, come già accaduto dopo le violenze di Charlottesville dell’estate 2017 in cui si contarono ben tre morti. Incalzato dal moderatore del dibattito Wallace, Trump ha affermato: «Cosa volete che dica? A chi devo parlare?» e poi, rivolgendosi ai “Proud Boys” noto gruppo armato di estrema destra ha detto: «State fermi e state pronti», già rilanciato come slogan dagli stessi tramite Twitter. Trump, poi, continua a mettere in dubbio la validità del voto tramite mail affermando che sarà «un’enorme truffa» e incitando i suoi elettori ad «andare nei seggi e prestare attenzione». Il Presidente ha inoltre rifiutato di dire che riconoscerà la validità del voto in caso di sconfitta, mettendo in dubbio il principio cardine della democrazia, quello dello della pacifica transizione del potere.

Secondo il sondaggio condotto dalla CNN subito dopo il dibattito, per 6 elettori su 10 è stato Joe Biden il vincitore del primo duello tv: solo il 28% degli spettatori ha attribuito a Trump la migliore performance, un dato simile a quello successivo al primo dibattito con Hillary Clinton, che fu giudicata vincitrice di tutti i dibattiti televisivi ma che risultò poi sconfitta alle elezioni.

 

 

Pasquale Pota

USA

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