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USA, poche scintille tra Pence e Harris: cosa cambia dopo il dibattito di stanotte

L’attuale vice presidente e la candidata vice di Joe Biden si sono confrontati in un dibattito televisivo moderato e senza colpi di scena. I due candidati alla presidenza si rivedranno invece il prossimo 15 ottobre, purché Trump sia definitivamente guarito.

 

Il dibattito tenutosi ieri sera a Salt Lake City, Utah, – nella notte italiana – tra i due vice di Trump e Biden era candidato ad essere uno dei più interessanti degli ultimi anni per una serie di ragioni. Innanzitutto, il confronto si è tenuto mentre il Presidente Trump è ancora positivo al Covid-19 ed è tenuto in isolamento alla Casa Bianca. La sua età poi, 74 anni, e quella di Joe Biden, 77, fanno sì che entrambi sarebbero i Presidenti più anziani mai eletti in caso di vittoria il prossimo 3 novembre. Mai come ora, dunque, la figura dei vice presidenti risulta particolarmente importante: entrambi potrebbero dover prendere il posto del Presidente durante la durata del mandato – Biden compirebbe 80 anni durante i quattro anni alla Casa Bianca – e la loro prontezza di risposta e prestanza fisica è posta ancora di più sotto i riflettori. Kamala Harris, poi, è la prima donna nera ad essere candidata alla carica di vice presidente. Eppure, il confronto tra Harris, attuale senatrice per lo Stato della California, e Mike Pence, vicepresidente in carica, non ha brillato né generato momenti memorabili in grado di modificare l’andamento di una delle due campagne. La loro pacatezza nel rispondere è stata assai lontana dai toni accesi e dagli insulti del dibattito Trump-Biden dello scorso 29 settembre, in cui il Presidente in carica ha interrotto lo sfidante 71 volte e il candidato dei democratici ha definito il Presidente «clown» e «bugiardo». La stessa moderatrice del dibattito, Susan Page, giornalista di USA Today, è risultata poco incisiva nel costringere i due sfidanti a rispondere precisamente alle domande e non è riuscita a contenere le risposte troppo lunghe del vice presidente Pence, spesso andate oltre il limite massimo di risposta consentito. Il risultato è stato un dibattito in cui i due candidati hanno potuto glissare sulle domande più spinose per la loro campagna e rispondere spesso con ciò che avevano già preparato, utilizzando i loro cavalli di battaglia.

Grande attenzione, come nel primo dibattito presidenziale, è stata riservata al tema Coronavirus. Kamala Harris è stata più incisiva sulla pandemia che sui successivi argomenti e ha aperto il dibattito affermando che la gestione del virus è stata «il più grande fallimento di qualsiasi amministrazione presidenziale nella storia del nostro Paese». Ha poi fatto riferimento ai tragici numeri degli ultimi mesi: oltre 210.000 persone negli Stati Uniti sono morte di Covid-19, oltre 7 milioni hanno contratto il virus e un’attività su cinque nel Paese è a rischio fallimento: «Loro lo sapevano e non vi hanno detto nulla» ha concluso, riferendosi alla tardiva gestione dell’emergenza da parte dell’amministrazione Trump, che non avrebbe avvertito i cittadini dell’elevato rischio, rifiutandosi a lungo di chiudere fabbriche e attività. Pence ha risposto alla accuse affermando che Trump ha posto la salute dei cittadini al primo posto e che attualmente cinque grandi aziende americane sono in corsa per la produzione di un vaccino, che si attende in tempi record.

La discussione si è poi spostata sull’altro grande dibattito di questi giorni, quello relativo alla Corte Suprema e al posto lasciato vacante dalla giudice Ruth Bader Ginsburg. Alle polemiche riguardanti la scelta di Trump sulla nuova giudice, si aggiungono quelle su un possibile aumento di poltrone nella più alta Corte federale degli USA: i democratici vorrebbero portare il numero dalle attuali 9 a 10 o 11, così da supplire all’attuale svantaggio di giudici liberali. Kamala Harris ha rifiutato di rispondere direttamente alla domanda, pur incalzata dall’avversario che ha affermato: «i cittadini necessitano di sapere».  Allo stesso modo, il vice presidente Pence non ha dato una precisa risposta al quesito che tutti si pongono dopo le recenti affermazioni di Trump, ovvero se il Presidente riconoscerà l’eventuale sconfitta garantendo il pacifico passaggio di poteri che costituisce la base della democrazia. Pence si è limitato a rispondere che se ci saranno elezioni «libere e giuste», Trump resterà altri quattro anni alla Casa Bianca.

Ulteriore terreno di scontro tra i candidati ha riguardato l’economia. Trump afferma da mesi che con la sua guida gli Stati Uniti hanno raggiunto «la miglior economia di sempre», già ampiamente smentito dai dati. Gli USA hanno perso 22 milioni di lavoro nel momento di picco della pandemia, ma Pence afferma che 11.6 milioni sono stati già recuperati. In verità, il livello di disoccupazione è ancora molto più alto di quanto non fosse a febbraio: è passato dal 3.5% pre-Covid all’attuale 7.9%. Sotto Obama il tasso di disoccupazione era sceso dal 10% del 2010 al 4% del 2016. L’attuale vice presidente, tuttavia, chiude affermando con enfasi trumpiana che «il 2021 sarà il più grande anno per l’economia nella storia di questo Paese».

Cosa può cambiare, dunque, alla luce del moderato scontro dei vice? Generalmente, i voti che un dibattito televisivo sposta non sono moltissimi, ad eccezione di grandi avvenimenti. La campagna di Trump, tuttavia, è indietro nei sondaggi di 6-8 punti percentuali. La coppia Trump-Pence aveva quindi maggiori necessità di scuotere l’elettorato durante il dibattito della scorsa notte, cosa che non è riuscita però neanche alla senatrice democratica, molto più cauta e sorridente di quanto sia in genere. La veloce ripresa di Trump, poi, continua a dividere: esalta i suoi sostenitori che ancora di più lo ritengono adatto ad essere “l’uomo forte al comando”, ma genera sgomento nell’opinione pubblica per l’ennesimo tentativo di sottovalutare la pandemia. Il primo gesto di Trump rientrato alla Casa Bianca ancora positivo al virus, infatti, è stato quello di togliere la mascherina nel salutare fotografi e telecamere – assai indicativo, seppur a distanza dai fan – e ha successivamente twittato che la sua malattia è stata «una benedizione di Dio». I prossimi dibattiti presidenziali Trump-Biden si terranno il 15 e il 22 ottobre, sempre che Trump risulti completamente guarito dal Coronavirus.

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