Quotidiano del Meridione

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Più restaurazione che innovazione nel programma politico di Joe Biden.

L’eventuale vittoria, alle prossime presidenziali, del candidato democratico segnerà sicuramente un deciso cambio di rotta rispetto al percorso politico intrapreso da Donald Trump nei suoi 4 anni di presidenza.

Un vero e proprio scossone all’intero sistema di valori su cui il presidente in carica ha modellato la sua politica sia interna che internazionale. Con Joe Biden alla Casa Bianca è più che probabile che si assista ad una vera e propria restaurazione di molti dei principi che hanno guidato la politica del paese fino al 2016, nei due mandati successivi di Barack Obama. Non a caso Biden nello sviluppare il suo progetto politico ha finito per reclutare moltissimi personaggi dell’establishment del ex presidente democratico con ciò dimostrando una linea di innegabile continuità con quell’esperienza politica.

 

La politica interna di Biden: la middle class al centro del programma

 

Sul piano della politica interna il punto principale del programma politico di Biden è l’attenzione verso la classe media americana. La frase centrale di questo programma politico è “questo paese non è stato costruito da banchieri, amministratori delegati e gestori di hudge found, ma dalla classe media americana”. Di qui appare evidente l’intenzione di voler porre al centro di ogni cosa la classe media del paese che vive un momento di estrema difficoltà e che in molte parti di essa sembra sia stata ai margini della considerazione presidenziale degli ultimi 4 anni. Una dichiarazione che tuttavia non si spinge verso un vero e proprio stravolgimento in materia fiscale pur non escludendo un’apertura verso una tassazione più elevata sulle fasce più elevate di reddito. Fanno parte delle misure a sostegno della classe media sia l’aumento del salario minimo federale sia la difesa dei diritti sindacali che la creazione 10 milioni di posti di lavoro ottenibili dalla transizione del sistema produttivo in chiave ecosostenibile.

A proposito di ecosostenibilità  la posizione politica di Biden appare molto decisa e radicale nel promuovere la svolta  green e nel considerare la problematica relativa al riscaldamento globale. I piani di Biden ,con il passare dei giorni, sono diventati sempre più ambiziosi nel tentativo di conquistare gli attivisti del clima, fino al punto estremo di prevedere progressivamente l’abbandono dei fossili nella produzione di energia e la determinazione di una precisa scadenza entro la quale il paese dovrà avere zero emissioni.

Sotto il profilo economico gran parte delle risorse verranno impiegate per il rimodernamento delle infrastrutture che nel programma democratico vengono definite prossime allo sgretolamento. Un progetto di spesa di 1300 miliardi in 10 anni per rendere concreta la possibilità di trionfo della classe media nell’economia globale attraverso un programma a largo respiro che va dalle strade alla garanzia di accesso globale alla banda larga in 5G.

 Sotto il profilo più intimamente sociale vengono confermati i principi guida dell’amministrazione Obama, tanto cari alla sinistra del paese, con una maggiore sensibilità e determinazione nella lotta alla discriminazione razziale e alla violenza sulle donne.

 

La politica estera di Biden:il ritorno al multilateralismo e alla cooperazione

Sulla politica estera e internazionale sicuramente si registrerà con una presidenza democratica a un rapido abbandono del concetto di American First, vale a dire del principio ispiratore della politica di Trump, regolatore principale delle relazioni con gli altri paesi. Approccio che ha un’unica chiave di lettura per tutte le relazioni internazionali e vale a dire la massimizzazione degli interessi americani senz’alcun tipo di compromesso e anche a scapito di altri paesi. Si ritornerà così a quel multilateralismo basato su canoni più tradizionali e familiari alle normali relazioni diplomatiche rispetto all’assertività e alle posizioni di forza assunte sempre più spesso in questi ultimi anni.

In quest’ottica si va verso una rinnovata fiducia nella NATO, un rafforzamento della cooperazione con gli alleati, un ammorbidimento della politica dei dazi e delle misure protezionistiche in special modo nei confronti dell’Unione Europea.

Stesso ammorbidimento è previsto anche sulla tematica migratoria dove il programma di Biden prevede l’eliminazione del Travel Ban che ha negato da tempo l’accesso negli Stati Uniti ai cittadini provenienti da paesi a maggioranza musulmana nel quadro di una riconsiderazione globale più mite delle procedure d’asilo. 

In sintesi, dal  programma dello sfidante democratico si evince un’idea degli Stati Uniti ben diversa da quella attuale, ma anche un’idea troppo basata sul ripristino di gran parte dei principi del 2016 che oggi dovranno, tuttavia, dimostrarsi in grado di misurarsi in maniera soddisfacente  con uno scenario politico profondamento mutato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ronald Abbamonte

area cronaca e politica

Nato negli Stati Uniti, ma italiano da sempre, svolge attività di consulente nel settore energetico dopo una lunghissima esperienza nel settore commerciale. Negli ultimi anni ha deciso di riservare più spazio a quella che è stata da sempre una fedele e costante compagna di vita: la scrittura. Gli studi di stampo umanistico e la curiosità per tutto ciò che circonda la vita dell’uomo lo spingono a scrivere su tematiche diverse tra loro ma con lo spirito attento di chi guarda le cose per la prima volta.

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