Quotidiano del Meridione

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Supplemento online del Corriere della Campania

I lati oscuri del MES

Desta più di qualche domanda la circostanza per cui nonostante l’attuale crisi di liquidità nessun Stato europeo abbia deciso di avvalersi del MES.Dove per MES s’intende Meccanismo europeo di  stabilità per la sanità. In termini pratici si tratta  di un prestito europeo di somme da destinare esclusivamente all’emergenza sanitaria dei paesi membri a condizioni finanziarie particolarmente favorevoli. Le condizioni di questa forma di sostegno infatti prevedono un tasso d’interesse prossimo allo 0, un tempo di restituzione di dieci anni e un limite massimo erogabile che in ogni caso non può eccedere il 2% del PIL.

Condizioni apparentemente imbattibili soprattutto se raffrontate alle condizioni e a costi sostenuti da ogni Stato per finanziarsi sui mercati. Facendo due conti in tasca all’Italia potremo agevolmente confermare il vantaggio finanziario del ricorso al MES con la possibilità di ottenere un prestito di 37 miliardi di euro a un tasso d’interesse al di sotto dello 0,1% annuo. Una cifra che se si raccogliesse sui mercati, con l’emissione di Btp decennali, con il  rendimento attuale avrebbe un costo in termini d’interesse del 1,3% annuo con un costo complessivo di 480 milioni. Un risparmio considerevole intorno  ai 440 milioni all’anno. Eppure nonostante siano questi i numeri il ricorso a questa forma di finanziamento non convince più di tanto, né l’Italia né tanti altri paesi,che si trovano nelle medesime condizioni economiche.

 I lati oscuri del MES

Se in termini finanziari il ricorso al MES è innegabilmente vantaggioso resta il mistero della scarsissima adesione, con Stati che pur bisognosi hanno gentilmente declinato l’invito.  Ci dev’essere, dunque, un motivo valido per il quale  si  preferisce come regola generale dimenarsi con gli scarsi mezzi a disposizione piuttosto che approfittare del salvagente del MES

Non c’è dubbio che l’acronimo in questione evochi ricordi tutt’altro che tranquillizzanti facendo correre il pensiero alla Grecia di non molti anni fa, soggiogata e falcidiata dalla famigerata Troika e schiacciata sotto il peso di piani di rientro costosissimi soprattutto sul piano sociale.

Ma al di là dei tristi ricordi, tra le ragioni che oggi lasciano perplessi gli stati europei sono senz’altro da annoverarsi una sorta di stigmatizzazione di chi decide di avvalersi di questo strumento. Una sorta di marchio impresso col fuoco sulla propria situazione economica perché chi aderisce al MES, in altri termini, ammette esplicitamente di passarsela piuttosto male e di non essere in grado di provvedere da sé alle proprie necessità. La stigmate peserà tantissimo allorquando detto Stato si rivolgerà al mercato degli investitori tradizionali in ricerca dei capitali necessari per funzionare. Non sarà facile, infatti, trovare a condizioni economicamente vantaggiose chi è disposto a mettere propri capitali in una organizzazione in palese e dichiarata difficoltà.

L’altra ragione per cui la mano tesa dell’Europa non incontra l’interesse di nessuno è che in molti ritengono che la sbandierata assenza di condizionalità che attualmente la contraddistingue potrebbe venir meno allorquando l’emergenza sanitaria fosse superata. Il ripristino della normalità, che tutti ci auguriamo, potrebbe riportare alle consolidate tendenze dell’unione europea a riusare il bilancino nel misurare il famoso rapporto Deficit/PIL. Il MES originando deficit, trattandosi di un prestito quindi di un vero e proprio debito, infatti,  impatta negativamente sul rapporto Deficit/PIL aprendo la porta a sicure e pressanti ingerenze di Bruxelles nella vita politica interna del paese attraverso l’imposizione di tagli e riforme con pericolose cadute sulle condizioni sociali specie delle classi più deboli.

Un vero e proprio paradosso porta,in un simile frangente, al rifiuto di aiuti destinati alla sanità, nel timore d’incorrere in un’ulteriore saccheggio della sovranità nazionale ad opera dell’unione europea e della sua propensione a considerare, come inderogabili e prioritari, solo gli aspetti economici degli Stati membri.

 

Lo scontro italiano sul MES

Il MES e la sua possibile adozione spacca il già precario equilibrio del dibattito politico  nazionale. Senza dubbio è un argomento in grado di dividere più che di unire. In maniera del tutto trasversale nello scenario politico si sono alternate le posizioni di chi si dichiara favorevole all’adozione e chi invece la esclude senza alcuna esitazione.

Nel blocco di governo, il PD sembrerebbe sostanzialmente favorevole insieme ad Italia Viva mentre il pezzo più ampio della maggioranza di governo, vale a dire il Movimento 5 Stelle si dichiara assolutamente contrario e pronto alla battaglia parlamentare pur di scongiurarlo. Spaccata anche l’opposizione, con le due maggiori forze della destra, Lega e FDI assolutamente contrari e un’atteggiamento di cauta apertura da parte di Forza Italia nelle parole del suo leader Silvio Berlusconi.  Alla luce di un simile scenario sarà davvero difficile che l’Italia finisca per accedere al MES con tutte le possibili conseguenze a cui a tale adozione potrebbe condurre.  

 

 

Ronald Abbamonte

area cronaca e politica

Nato negli Stati Uniti, ma italiano da sempre, svolge attività di consulente nel settore energetico dopo una lunghissima esperienza nel settore commerciale. Negli ultimi anni ha deciso di riservare più spazio a quella che è stata da sempre una fedele e costante compagna di vita: la scrittura. Gli studi di stampo umanistico e la curiosità per tutto ciò che circonda la vita dell’uomo lo spingono a scrivere su tematiche diverse tra loro ma con lo spirito attento di chi guarda le cose per la prima volta.

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